Durante un’intervista a Jake’s Take, alla domanda su cosa avrebbe detto a Omero se avesse potuto incontralo, Lupita Nyong’o ha risposto: Caro Omero, cosa ne pensi dello spazio dato a queste donne in questa pellicola, considerando quanto poco tempo tu hai invece dedicato loro?
. Un’affermazione declinata ulteriormente in una seconda intervista a DC Film Girl in cui ha aggiunto: Ciò che interessa a Chris (Nolan) in questo film è indagare il costo della guerra. Quando si leggono l’Iliade e l’Odissea, viene dedicato pochissimo spazio alla prospettiva delle donne. La storia è raccontata da un punto di vista molto maschile. Questo film, invece, si prende il tempo di considerare davvero le cose dalla prospettiva femminile. Così vediamo, attraverso Elena e Clitennestra, come questa guerra abbia colpito entrambe, e come loro reagiscano in modi molto diversi perché la loro esperienza della guerra è molto diversa.
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Quella di Lupita è una critica che viene spesso riproposta nella cultura contemporanea statunitense, ovvero l’idea che le antiche epiche siano storie di uomini, costruite sulle imprese degli uomini, con le donne lasciate ai margini, il che è vero in molti testi, anche se c’è da considerare che se si ragiona su un’opera incentrata sulla guerra intesa come “campo di battaglia”, una presenza prevalente di uomini è fisiologica. Applicata all’Odissea, però, non regge. A una lettura attenta, il poema di Omero è pieno di figure femminili che non sono affatto decorative, passive o secondarie. Anzi, sono proprio loro a orientare la trama, a stabilirne molte condizioni e a definirne una parte essenziale della posta morale. Ecco il caso, personaggio per personaggio.
Atena, la vera architetta della storia
Prima ancora che Odisseo, o Ulisse che dir si voglia, compia un solo passo verso casa, Atena ha già deciso che ci arriverà. Intercede presso Zeus, ottiene il decreto divino, fa inviare Ermes da Calipso e, nello stesso tempo, si reca a Itaca per mettere in movimento Telemaco. Molti dei grandi eventi del poema nascono dalla sua iniziativa. Senza di lei, non ci sarebbe ritorno, né ci sarebbe strage dei Proci e quindi alcuna risoluzione del poema. Dire che Odisseo è l’agente della propria storia è tecnicamente corretto, ma strategicamente fuorviante: la sua azione si svolge dentro una cornice costruita e mantenuta da una donna, dal primo all’ultimo libro.
Calipso, il potere che cede solo alla forza
Per sette anni Calipso trattiene sull’isola l’uomo più astuto del mondo, e lui non riesce ad andarsene. Non usa catene né violenza ma esercita un potere assoluto sul suo spazio e sulla sua permanenza. Quando Zeus le ordina infine di lasciar partire Odisseo, lei obbedisce ma prima chiarisce, nel suo discorso a Ermes, che le regole degli dèi sono applicate in modo selettivo e ingiusto. Denuncia il doppio standard: le dee che amano uomini mortali vengono punite, gli dèi che amano donne mortali vengono celebrati. È una delle critiche più taglienti all’autorità divina nell’intero poema, e viene da una donna che difende la propria causa. Possiamo dire a tutti gli effetti che sia “femminista”, volendo usare un termine moderno.
Circe, colei che detta le condizioni
Circe trasforma i compagni di Odisseo in porci, mostrando subito di avere un potere concreto e non soltanto seduttivo. Quando Odisseo la affronta con la spada in mano, non perde il controllo della situazione: riconosce in lui l’uomo annunciato da Ermes, cambia il rapporto di forza fra i due e da avversaria diventa ospite. Da quel momento assume un ruolo decisivo nel viaggio: accoglie Odisseo e i suoi compagni, gli indica come proseguire e gli trasmette il sapere rituale necessario per interrogare i morti nell’oltretomba. Una parte importante delle informazioni che permettono a Odisseo di affrontare la seconda metà del poema viene da lei.
Le Sirene, l’intelligenza come arma mortale
Le Sirene vengono quasi sempre descritte come una minaccia sensuale ma Omero è molto preciso su ciò che offrono davvero: la conoscenza. Dicono a Odisseo di sapere tutto ciò che è accaduto nella piana di Troia e tutto ciò che accade sulla vasta terra. Odisseo è spinto dalla curiosità e dal desiderio di sapere. Le Sirene lo attirano proprio perché promettono conoscenza e non solo piacere. Per questo lui deve farsi legare all’albero della nave: sa che, se fosse libero, non riuscirebbe a resistere. Il che mostra un altro tratto “femminista”, ovvero l’uomo che non ha paura di donne che ne sanno più di lui ma anzi, le cerca.
Penelope, una strategia durata vent’anni
Penelope è un personaggio che viene spesso disegnato come passivo, in attesa che torni il suo sposo. Questa è una lettura completamente errata del testo. La regina d’Itaca preserva la casa, la legittimità del regno e la memoria di Odisseo mentre uomini armati consumano il suo patrimonio. Ritarda i Proci con l’inganno del sudario per Laerte: lo tesse di giorno e lo disfa di notte, per tre anni, prima che qualcuno scopra il trucco. Quando infine organizza la gara dell’arco, lo fa di propria iniziativa e secondo le proprie condizioni. Non sa ancora che Odisseo è tornato, anche se ha parlato con lui nella sua veste di mendicante, sceglie una prova che solo il suo sposo può superare. Quando Odisseo si rivela, Penelope è l’ultima figura centrale della casa a lasciarsi convincere. Quindi è tutt’altro una donna che attende solo il suo sposo, tanto che lo mette alla prova con il segreto del letto nuziale, un dettaglio che solo il vero Odisseo poteva conoscere.
Nausicaa, la grazia che non ha paura
Quando Nausicaa incontra sulla spiaggia uno straniero nudo, incrostato di sale, un uomo che Omero paragona a un leone, non fugge come le sue ancelle. Lei resta ferma, valuta la situazione e ne prende il controllo. Dà a Odisseo dei vestiti, gli spiega esattamente come avvicinarsi al palazzo, lo avverte delle dinamiche politiche da gestire a corte e gli consiglia di rivolgersi direttamente a sua madre, non a suo padre, se vuole ottenere risultati. È giovane come principessa ma sa leggere una crisi meglio di molti uomini attorno a lei.
Arete, il potere alla corte dei Feaci
Nausicaa dice esplicitamente a Odisseo che se vuole tornare a casa, deve parlare con sua madre. Il re Alcinoo è cortese e generoso, ma è la parola di Arete ad avere un peso decisivo ed è quindi il suo giudizio che Odisseo deve conquistare. Omero stabilisce chiaramente la sua autorità nel libro VII, osservando che gode di grande rispetto e che le contese, anche quelle tra uomini, vengono portate a lei per essere risolte. L’episodio dei Feaci, che fornisce a Odisseo il passaggio verso casa, passa anche attraverso l’approvazione di una donna, quindi.
Elena, niente scuse o sottomissione
Quando Telemaco visita Sparta nel libro IV, Elena è tornata da Troia da anni e non si presenta come una figura schiacciata dal senso di colpa. Riconosce Telemaco immediatamente, prima di tutti, dalla somiglianza con il padre: una dimostrazione della stessa percezione acuta che la caratterizzava già nell’Iliade. Prende il controllo della conversazione a cena, versa nel vino una droga che sopprime il dolore e racconta la propria versione degli eventi di Troia con assoluta compostezza. Non chiede perdono. In un poema in cui quasi ogni personaggio è definito dal rapporto con la guerra a cui resta legato il suo nome, Elena mantiene una presenza lucida, ambigua e tutt’altro che passiva. Non è mai stata una pedina, come molti pensano, ma una regina sulla scacchiera.
Anticlea, la morte come presenza narrativa
La madre di Odisseo muore non per malattia o violenza ma per il dolore della sua assenza. Omero tratta questa morte con la stessa gravità che riserverebbe alla morte di un guerriero in battaglia. Quando Odisseo incontra la sua ombra nell’oltretomba, lei è la sua principale fonte di informazioni: gli racconta ciò che accade a Itaca, descrive lo stato della sua casa, spiega la resistenza di Penelope e la crescita di Telemaco. La sua apparizione nell’Ade non è affato decorativa ma serve per consegnare a Odisseo una verità emotiva e politica indispensabile per comprendere ciò che lo attende e quindi necessaria al suo piano per riconquistare Itaca.
Euriclea, saggenza antica
Euriclea, l’anziana nutrice, riconosce Odisseo dalla cicatrice prima della moglie, del padre e parecchio prima che i Proci sospettino qualcosa. Custodisce il segreto più pericoloso del poema nel momento in cui rivelarlo significherebbe morte. Si trattiene, finisce di lavargli il piede e non dice nulla. Una schiava, priva di potere formale, esercita in quella scena più autocontrollo e giudizio politico di quasi ogni altro personaggio del testo.
In conclusione
La frustrazione di Lupita Nyong’o per il modo in cui le donne sono rappresentate nelle epiche classiche può anche essere compresa ma non giustificata. Al di là che ogni opera va letta nel suo contesto culturale, non solo le donne hanno un ruolo fondamentale nell’Odissea ma, sebbene le donne fossero considerate nell’Antica Grecia giuridicamente e politicamente subordinate agli uomini, avevano enorme rilevanza nell’ambito familiare, religioso e simbolico.
Inoltre la situazione cambiava molto da città a città. Sparta, per esempio, era diversa da Atene: le donne spartane avevano maggiore libertà di movimento, ricevevano educazione fisica, potevano possedere e amministrare proprietà in misura più ampia, ed erano socialmente più visibili. Questo non le rendeva “uguali” agli uomini in senso moderno, ma la loro posizione era più forte rispetto a quella delle ateniesi.
Con l’Odissea, Omero ha costruito una storia in cui la domanda centrale, ovvero se Ulisse riuscirà a tornare a casa, non può ricevere risposta senza che ci siano donne che decidano di aiutarlo, ostacolarlo, guidarlo, metterlo alla prova o conservare ciò a cui sta cercando di tornare. Atena rende possibile il viaggio, Calipso lo ritarda, Circe lo facilita, Nausicaa e Arete lo aiutano nell’ultimo miglio, e tutto questo perché Penelope conserva intatto il trono fino al suo arrivo e, con la gara dell’arco, crea anche le condizioni materiali per la strage dei Proci, ossia è lei a mettere in mano a Odisseo l’arma decisiva.
Omero, già nella sua epoca, aveva compreso, tremila anni fa, che il mondo non si muove senza le donne.
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