I mostri fra di noi


I libri di Storia raccontano di dittatori crudeli, responsabili della morte di milioni di persone. Uomini come Adolf Hitler o Joseph Stalin, Leopoldo II o Pol Pot. Ci raccontano dei massacri, delle torture, degli stupri, delle violenze contro uomini, donne e bambini. Leggiamo le storie raccontate dai sopravvissuti di cosa sia stato l’Olocausto, il Genocidio Armeno, quelli in Ruanda nel 1994 o in Cambogia fra il 1975 e il 1979. Popoli interi sterminati: i Tutsi in Ruanda e Burundi, i Curdi in Iraq, i Nativi Americani. E ancora Srebrenica, la Namibia, il Darfur.

Molto spesso questi testi indicano come responsabile di questi crimini un singolo uomo: Benito Mussolini, Mao Zedong, Saddam Hussein, Idi Amin, Francisco Franco, Augusto Pinochet, e si potrebbe andare avanti a lungo. Eppure, nella maggior parte dei casi, questi uomini non hanno fatto nulla di quanto viene loro ascritto. Non direttamente, almeno. Hitler non ha mai spinto un bambino ebreo in una camera a gas, Franco non ha mai torturato di persona un oppositore politico, Mao non ha mai fucilato un contadino.

Quello che queste persone hanno fatto è stato promuovere l’odio, il disprezzo, la totale mancanza di pietà o compassione verso altri esseri umani. Hanno sviluppato ideologie razziste, discriminatorie, indicando determinate categorie di persone come meritevoli di essere trattate come bestie al macello. E poi, una volta che tutto ciò ha iniziato a germogliare, hanno detto ad altri cosa dovevano fare. E loro lo hanno fatto.

Quando sui social vedo i video degli agenti dell’ICE, celati dietro a delle maschere, che arrestano e deportano persone senza “giusto processo” e spesso senza neppure uno straccio di accusa; quando vedo le ragazze in divisa dell’IDF scherzare sulla distruzione degli edifici a Gaza in cui hanno trovato la morte decine di bambini palestinesi; quando vedo giovani soldati russi poco più che diciottenni pisciare sul cadavere di un ucraino ammazzato con un colpo alla nuca; quando vedo queste cose, mi vengono in mente quei libri di Storia e i racconti di chi è sopravvissuto a quegli orrori.

Perché le persone che li hanno commessi erano persone qualunque. Uomini o donne come quelli che puoi incontrare per strada ogni giorno. Poi, quando oggi, ogni giorno, a fronte delle farneticazioni che in rete pubblicano persone come Vance o Salvini in cui puntano il dito su questa o quella persona, o della notizia di una giornalista o un oppositore politico di Putin torturato e ucciso in qualche oscura prigione in Siberia o nella regione di Rostov, o ancora di un barcone di migranti affondato al largo delle nostre coste, leggo su Facebook commenti pieni di odio, di cattiveria, di una disumanità semplicemente inconcepibile, mi guardo intorno e penso alla vicina di casa, al corriere che mi porta i pacchi, alla fioraia col negozietto all’angolo, o al giornalaio da cui compro la Domenica Quiz, e mi domando:

Quanti mostri si nascondono davvero fra di noi?


2 commenti su “I mostri fra di noi”
  1. peter bernard thompson ha detto:

    Putin non ha incitato odio, disprezzo o mancanza di pietà o compassione verso altri esseri umani. Questa è l’immagine costruita dalla narrazione occidentale. Si può verificare il suo pensiero, espresso alla 43ª Conferenza sulla Sicurezza a Monaco del 2007 e anche la sua proposta di fare confluire la Russia nella NATO, fatta a Clinton, per avviare il mondo verso la convivenza multipolare.

    • dario ha detto:

      L’affermazione che Putin non abbia mai incitato odio o disprezzo è smentita sia dalle sue parole sia dai fatti attribuibili al suo regime. Sul piano retorico, le dichiarazioni su ucraini, oppositori e dissidenti parlano da sole. Sul piano dei fatti, il quadro è ancora più pesante.

      Anna Politkovskaya, giornalista che documentava le atrocità in Cecenia, fu assassinata nel 2006. Il suo caso presenta elementi di violenza estrema prima della morte, anche se alcuni dettagli restano controversi o non completamente accertati giudizialmente. Alexander Litvinenko, ex agente FSB, fu avvelenato a Londra con polonio-210, una sostanza che solo strutture statali possono produrre: l’inchiesta pubblica britannica concluse nel 2016 che Putin “probabilmente approvò” l’operazione. Sergei Skripal sopravvisse a un attacco con Novichok a Salisbury nel 2018, ma sua figlia rimase gravemente intossicata e una cittadina britannica morì per contatto accidentale con l’agente nervino. Boris Nemtsov, tra i principali leader dell’opposizione, fu ucciso a pochi metri dal Cremlino nel 2015.

      Il pattern è chiaro: dissidenti, giornalisti critici e ex agenti che collaborano con l’Occidente vengono eliminati con metodi che portano inequivocabilmente la firma dei servizi russi. Attribuire tutto questo alla “narrazione occidentale” richiede di ignorare sentenze giudiziarie, inchieste parlamentari e prove forensi di più paesi.

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